Author: Andy

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Ultimi arrivi

“Ma come fai ad essere sempre senza soldi?”
Tra libri e cibo, ecco il motivo 😂

Tra gli ultimi acquisti di oggi ci sono: Il Codice Da Vinci di Dan Brown, Robinson Crusoe di Daniel Defoe, Dieci piccoli indiani di Agatha Christie e Fahrenheit 451 di Ray Brandbury… ora resta solo l’imbarazzo della scelta su quale iniziare per primo.

La guerra dei mondi

Una volta cominciati, i fulmini proseguirono in una successione rapida come non avevo mai visto. 
I tuoni, che si agganciavano l'uno all'altro con uno strano accompagnamento di crepitii, 
assomigliavano più al lavorio di un gigantesco macchinario elettrico che alle solite denotazioni celesti di un temporale.

Pensare che quest’opera abbia la bellezza di 120 anni potrebbe far storcere il naso, catalogandolo come un libro “vecchio”, ma già dalle prime pagine ciò è quanto di più sbagliato si possa pensare dell’opera di H. G. Wells. Non solo ha uno stile molto attuale, ma parla addirittura di macchine volanti, quando la loro invenzione risale all’inizio del ‘900.
Ciò che più mi ha colpito del suo stile è stato il mix perfetto tra dati scientifici (le nozioni dell’epoca riguardo Marte, il ruolo dei batteri, l’evoluzione) e le analisi sociali, con la descrizione della popolazione a partire dal primo contatto, fino allo stato di disperazione che riversava nelle strade. Dall’attacco subito da parte dei marziani il protagonista capisce che l’uomo non è padrone del mondo, non ha un diritto sul possesso della Terra, e che quindi potrebbe essere spazzato via da essa da una civiltà più tecnologicamente avanzata. Le sue riflessioni rispecchiano sin da subito questa consapevolezza e, in modo velato, tocca altre tematiche attuali, quali la schiavitù o la supremazia nei confronti di altri popoli.
In generale ho trovato questo libro veramente molto piacevole, un must per gli amanti del genere fantascientifico di cui Wells è considerato uno degli iniziatori.

Guida galattica per gli autostoppisti

Alla fine, però, dopo che nel giro di alcune migliaia di anni la loro Galassia fu decimata, 
i due popoli capirono che tutto era nato da un terribile qui pro quo, 
e unirono le loro flotte per sferrare un attacco congiunto alla nostra Galassia, 
ormai riconosciuta responsabile dell’intollerabile insulto.

Per migliaia di anni ancora, le loro possenti navi attraversarono i vuoti deserti dello spazio, 
finché finalmente non approdarono sul primo pianeta in cui si imbatterono, che per caso era la Terra. 
E lì, a causa di un terribile errore di calcolo nella scala delle grandezze, 
I'intera flotta spaziale fu inghiottita da un cagnolino.

Questo spero che renda l’idea di che libro sia Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams.
Primo libro di una trilogia divisa in cinque atti, come definito dall’autore stesso, la Guida galattica per gli autostoppisti narra la storia di Arthur, che vedrà la sua vita stravolta quando alcune ruspe gialle stanno per demolirgli la casa in cui abita per fare spazio a una nuova superstrada.
E’ un libro fantascientifico, ma impregnato al massimo del classico humor inglese. All’inizio la lettura andava un po’ a rilento per via dei molti termini “alieni”, ma dopo poche pagine diventa quasi impossibile smettere di leggere, tant’è che l’ho divorato in pochi giorni (e adesso attendo che il mio caro corriere Amazon mi consegni il seguito Ristorante al termine dell’Universo).
Un libro che, indipendentemente dal fatto che si sia o meno amanti del genere, deve essere assolutamente letto, ma soprattutto… DON’T PANIC!

L’uomo di neve

Era bianco e aveva gli occhi e la bocca di ghiaia nera, probabilmente presa dal passo carraio e per braccia due ramoscelli di melo.
- Dio santo, - ansimò.
- E' solo un pupazzo di neve.

Se state cercando un libro che vi tenga svegli fino a tardi, questo è quello giusto.
L’uomo di neve di Jo Nesbø è un thriller di circa 500 pagine, molto scorrevoli, che fa parte della serie di Harry Hole.
L’idea iniziale era quella di leggermi tutti i libri della serie, per conoscere sin da subito il protagonista, e soprattutto per entrare nel suo mondo. Con il primo libro, Il pipistrello, che lessi in formato Kindle in poco più di una settimana, ho fatto la conoscenza di Harry, un detective della squadra Anticrimine di Oslo con un eccessivo problema con l’alcool, che segue il caso di un serial killer a Sidney. Il libro di per sé non è male, ma dopo aver letto L’uomo di neve la differenza si nota molto. Quest’ultimo infatti mostra un Harry più maturo, con più autocontrollo nel bere e alle prese con una situazione sentimentale poco chiara. A tutto ciò si aggiunge un serial killer che compare “con la prima neve”, e senza uno schema particolare, che rende d’obbligo continuare la lettura per scoprire la verità.
In generale mi sento di consigliare questo, e gli altri libri della serie (che prima o poi leggerò), a chiunque sia un amante dei thriller.

Le Libragioni

Partiamo col fatto che appena vedo una libreria entro senza pensarci troppo, ma con “Le Libragioni” è stato differente.
Avevo appena finito una commissione in zona Lambrate con una mia amica e lungo il tragitto per tornare alla metropolitana ci siamo imbattuti in una serie di tavoli pieni di vecchi libri (e fumetti) a prezzi veramente stracciati. Essendo entrambi amanti dei libri ci siamo subito catapultati dentro questa libreria che offre, oltre a rari e vecchi libri di ogni genere ed autore, anche del vino, sia da asporto che al tavolo. La cosa che più ci ha stupito è che all’interno di questo luogo vigeva un bellissimo silenzio (sublime in confronto ai rumori della città), che garantiva un’ottima permanenza, tra un calice di vino ed un buon libro.
E’ possibile infatti ordinare un calice alla mescita a 5€ con qualche stuzzichino e intanto gustarsi un buon libro a scelta tra quelli presenti nei tre piani della libreria.
Se poi, come ho fatto io, si è interessati ad acquistare un determinato volume, i prezzi sono contenuti e la scelta davvero difficile a causa dell’enorme quantità di libri presenti.

Contatti:
Potete andare a trovare “Le Libragioni” anche voi in Via Bardelli, 11 ang. Via Pacini – Milano – MM2 Lambrate
3471480045 – 0287070804

Orari e chiusura:
Martedì-Mercoledì 10:30-13:30, 18:00-22:00
Giovedì 18:00-22:00
Venerdì-Sabato 10:30-13:30, 18:00-22:00
Domenica 11:30-13:30

Apple Events – Keynote September 2017

Ho aspettato un po’ per parlare del Keynote di Apple di Settembre per evitare di buttarmi in commenti troppo a “caldo” e cercare invece di dare una panoramica generale su quanto presentato all’evento. Oltre alla presentazione dell’Apple TV 4K e dell’Apple Watch Series 3 LTE (disponibile in pochi stati tra cui non l’Italia), i protagonisti indiscussi sono stati i nuovi iPhone. Quest’anno sono stati presentati, oltre ai successori di iPhone 7 e 7 Plus, un nuovo iPhone totalmente diverso dai predecessori in occasione dei 10 anni dalla commercializzazione del primo iPhone, avvenuta il 29 giugno 2007.

>iPhone 8 e 8 Plus
Partendo dai diretti successori dei modelli dell’anno scorso, iPhone 8 e 8 Plus portano vari miglioramenti hardware tra cui un nuovo design, un chip più potente e una fotocamera migliorata. Partendo dal design è impossibile non notare quanto questi nuovi iPhone abbiano un design simile ai precedenti, partendo da iPhone 6, tuttavia non reputo questa scelta totalmente sbagliata. Se da una parte un cliente sarebbe più intenzionato ad acquistare un prodotto diverso sotto tutti i punti di vista, dall’altra questa intenzione viene meno, dal momento che, tolti casi particolari, la volontà di cambiare dispositivo diventa ormai necessaria solo nel caso in cui il proprio iPhone finisca i cicli di aggiornamento (come è appena successo per gli iPhone 5 che, partendo da iOS 6 nel 2012, è stato aggiornato sino ad iOS 10, eseguendo dunque 5 major release). Rispetto molti altri dispositivi, gli iPhone possono vantare il miglior supporto software su uno smartphone, garantendo sinora non meno di 5 anni di aggiornamenti. Contando dunque questo tipo di supporto software da una parte, e un design pressoché simile da iPhone 6 in poi, la scelta di aggiornare il proprio dispositivo viene dettata da veramente pochi fattori ormai.
Dunque, più che parlare del nuovo iPhone 8, preferirei trovare le differenze rispetto il mio iPhone 6, col quale condivide lo stesso software e design.

  • Design
    Prendendo in mano un iPhone 6 e un iPhone 8 le differenti estetiche sono pressoché nulle a prima vista, parlando del lato frontale. Girando i due dispositivi si notano invece le prime differenze: iPhone 6 è completamente in allumino, con delle visibili bande in plastica per le antenne, mentre su iPhone 8 troviamo un unico strato in vetro robusto, che garantisce la nuova ricarica wireless con lo standard Qi.
    Ciò che invece non molti hanno notato è l’aumento dello spessore e del peso tra i due dispositivi. A partire da iPhone 6s, fino ad iPhone 8, infatti, lo spessore degli iPhone è aumentato di anno in anno, prevalentemente per l’implementazione dello strato che garantisce il 3D Touch, e da quest’anno per l’utilizzo del retro in vetro. Se da una parte iPhone 6 gode dei suoi 6.9 mm di spessore per 129 grammi, iPhone 8 è spesso 7.3 mm per un peso totale di 148 grammi. E’ ovvio che queste differenze sono puramente numeriche e che nell’uso quotidiano sono impercettibili, tuttavia esistono.
  • Chip e potenza
    Sotto questo punto di vista le differenze ci sono e si sentono poiché da un parte troviamo un chip A8 con architettura a 64 bit e coprocessore di movimento M8, mentre dall’altra un chip A11 Bionic con architettura a 64 bit con Neural Engine e coprocessore di movimento M11 integrato. Senza dubbio questa differenza va a migliorare, in favore di iPhone 8, la performance complessiva della batteria e la fluidità del sistema operativo.
    Ma per un utente medio, nell’utilizzo quotidiano, può tale differenza essere realmente avvertita? Non ho ancora toccato con mano un iPhone 8, e non potrò dunque dare un giudizio consapevole al 100%, ma posso sicuramente affermare che oltre ad una fluidità maggiore grazie al nuovo chip, un iPhone 6 non ha nulla di meno rispetto il nuovo iPhone. Per le operazioni di tutti giorni infatti, come visitare pagine web, vedere video, ascoltare musica, giocare ogni tanto e scattare qualche foto, iPhone 6 ha ancora ottime performance. In particolare, grazie al recente iOS 11, ho notato che la fluidità del sistema operativo è migliorata veramente molto.
  •  Fotocamera
    Purtroppo in questo caso iPhone 6 si trova alle strette: iPhone 8 in questo campo è decisamente un nemico troppo forte. La fotocamera passa da un’iSight da 8 megapixel con pixel da 1.5µ ad una da 12 megapixel da 1.8µ e zoom digitale fino a 5x. In parole povere, le foto sono notevolmente più definite, con una maggior quantità di luce che permette scatti mozzafiato anche in condizioni di scarsa luminosità. Tuttavia la fotocamera di iPhone 8 ha un difetto, e cioè essere troppo inferiore alle capacità della fotocamera di iPhone 8 Plus. Grazie alla seconda lente, infatti, iPhone 8 Plus permette di arrivare ad uno zoom digitale fino a 10x, garantendo maggior definizione delle foto ed una funzione ritratto più fedele e con più funzioni.
    Queste possono sembrare piccole differenze, ma per chi si ritrova con un dispositivo più datato, la scelta tra un iPhone 8 e un 8 Plus è più difficile, non basandosi più solo sulla dimensione dello schermo.

Dunque su cosa può effettivamente ricadere la scelta per un nuovo iPhone? Essenzialmente rimane ben poco nel caso in cui si possiede già un dispositivo Apple aggiornato. Nel caso in cui si possieda un iPhone 6 o 6s non penso sia necessario pensare ad aggiornare il proprio iPhone col modello di quest’anno. Discorso diverso se c’è la necessità di un dispositivo più performante e magari con una fotocamera realmente migliore, ma in quel caso la scelta ricadrebbe su un iPhone 8 Plus e l’unica condizione è abituarsi ad uno schermo molto più grande rispetto la versione base.
In ogni caso trovo davvero interessante la scelta della scocca posteriore in vetro per la ricarica wireless, sicuramente una scelta che risulterà molto utile per caricare il telefono senza l’utilizzo di cavi ingombranti.

>iPhone X
iPhone X è il vero dispositivo di quest’anno. Dai tempi dell’iPhone 6 infatti il design dei dispositivi Apple non è cambiato gran che, preferendo dare spazio ad un hardware sempre più potente e a fotocamere più accurate.
Quest’anno, a distanza di ben dieci anni dalla commercializzazione del primo iPhone, l’iPhone 2G, Apple ha presentato un vero e proprio dispositivo rivoluzionario sotto molti punti di vista.

Il primo è sicuramente il display. Questo iPhone X sembra la fusione tra un iPhone 8 e il fratello maggiore 8 Plus, avendo un form factor leggermente simile all’iPhone 8, con un display più grande di un 8 Plus. Il display, chiamato Display Super Retina, vanta infatti una diagonale di 5.8″ e una tecnologia di tipo OLED, la prima mai vista su un iPhone. E’ inoltre presente, come su iPhone 8 & 8 Plus, la tecnologia True Tone, già presente da iPad Pro, che cambia il colore del display in base al luogo in cui ci si trova, passando da colori più tendenti all’arancione o al blu.

Secondo grande cambiamento: sparisce il tasto Home. Anche questa non è un’innovazione solo di Apple; smartphone senza tasto centrale fisico sono diffusi già da molto tempo, ma Apple non ha implementato tasti a schermo, ha introdotto solo delle gesture per sopperire a tale mancanza.
Ma qualche tipo di sblocco poteva sostituire la sicurezza del Touch ID? Face ID ovviamente. Sebbene sia leggermente perplesso rispetto tale modalità attenderò di provarlo con mano, ma già da ora sono sicuro di affermare che nulla potrà mai sostituire la comodità di sbloccare il proprio iPhone con il Touch ID.
Ma come funziona Face ID? La registrazione del volto è garantita dalla presenza di vari sensori e un sistema chiamato TrueDepth il quale, proiettando 30.000 punti invisibili sul volto, crea un modello 3D del nostro volto e lo utilizza come sistema di sblocco di sicurezza. Per garantire tale sistema sono stati fatti svariati test, per garantire che nessuno possa sbloccare iPhone X utilizzando una foto o una maschera. Sebbene il sistema in se sembri relativamente sicuro, c’è da dire che è possibile prendere iPhone X, metterlo in faccia al proprietario e sbloccarlo senza che quest’ultimo possa fare nulla per impedirlo. Tuttavia, come ho già detto, sarà necessario testare questa nuova funzione per avere un parere più completo a riguardo.

Il terzo cambiamento è la fotocamera, anzi, le fotocamere. Anteriormente troviamo la stessa fotocamera di iPhone 8 & 8 Plus, da 7MP con apertura ƒ/2.2; posteriormente doppia fotocamera da 12MP con grandangolo e teleobiettivo.
Senza dubbio il dispositivo è innovativo e rivoluzionario, soprattutto per il design, rispetto agli altri iPhone, ma sarà in grado di essere all’altezza del prezzo di vendita? iPhone X sarà disponibile all’inizio di novembre a partire da 1189€ nella configurazione da 64gb, sicuramente il prezzo più alto che un iPhone abbia mai raggiunto.
In ogni caso non vedrò l’ora di vederlo dal vivo e soprattutto di testare le sue novità.

[immagini liberamente prese dal sito ufficiale apple.com]

All iOS Background

Dopo aver pubblicato tutti i nuovi sfondi di iOS 11 avevo pensato di farlo anche per le precedenti versioni di iOS, ma è stranamente più difficile di quanto sembri trovare tutti gli sfondi delle più vecchie versioni di iOS.
I primi sfondi sono quelli che caratterizzarono le prime versioni di iOS, o meglio iPhone OS, come l’iconico sfondo della Terra di iPhone 2G o i quadri artistici rimasti sino ad iOS 4.
Spero che gli sfondi possano piacervi e, se come me volte farvi un tuffo nel passato, provateli sui vostri iPhone!

Cubismo

L’esperienza cubista può essere datata attorno al primo decennio del ‘900 a Parigi, a partire dalle innovazioni di Picasso e Braque, e soprattutto dal retaggio di Cézanne che, per mezzo della sua ricostruzione della natura per mezzo dei volumi, ha creato un vero e proprio precedente culturale per il cubismo.
Il termine stesso “cubismo” nacque da un’esclamazione dell’artista Henri Matisse, il quale, osservando l’opera di Braque Case all’Estaque esposta al Salon d’Automne del 1908, esclamò “Tiens! Des petits cubes!” (Guarda. dei piccoli cubi!). Essendo membro della giuria in quell’anno, valutò negativamente le opere di Braque, e l’anno dopo Louis Vauxcelles le chiamò “bizzarrie cubiste”. Da quel momento in poi le opere di Braque, Picasso e altri pittori vennero denominate cubiste.

>Un secolo di cambiamenti
A partire dall’espressionismo, e prima ancora dall’impressionismo, il distacco con la realtà si stava delineando sempre di più. Inoltre il ‘900 può essere considerato un secolo di notevoli cambiamenti, come le guerre mondiali, i cambiamenti geopolitici, le nuove scoperte scientifiche, come la teoria della relatività di Einstein o il principio di indeterminazione di Heisenberg, e gli studi sul tempo del filosofo Henri Luis Bergson.
Queste scoperte in particolare hanno portato ad una diversa concezione della realtà stessa, cambiando per sempre l’idea di uno spazio ed un tempo assoluti. Essendo tutto relativo, ci sono anche diversi punti di vista ed è da questo presupposto che il cubismo crea i suoi scenari.

>Le fasi del cubismo
Il cubismo, in base allo stile e alla tecnica utilizzata, può essere suddiviso in tre fasi: analitico, sintetico e orfico.
Il cubismo analitico è un modo di inserire nella pittura il tempo, la continuità, la durata, in modo tale da rendere su tela non solo l’oggetto che si vuole rappresentare, ma tutto ciò che è l’oggetto stesso nella sua completezza, nel suo essere nel tempo. L’artista si occupava principalmente di “distruggere” l’oggetto fino a disintegrarlo per conoscere ogni suo particolare e in ultima istanza tale oggetto veniva ricostruito nel quadro, nel quale non troviamo la realtà sensibile dell’oggetto, ma una sua vista frammentaria che comprende tutto ciò che l’artista ha visto nell’oggetto. I quadri di questo primo periodo (fino al 1912 circa) sono caratterizzati dall’essere quasi monocromatici, come si nota ne La mandola o nel Tavolino di Braque, preferendo colori come il grigio e il marrone. Questa scelta viene fatta principalmente perché il colore era visto dall’artista come un elemento puramente decorativo e quasi di disturbo nell’analisi, dell’artista quanto dello spettatore, dell’oggetto del dipinto.
Il cubismo sintetico si pone quasi come una barriera verso l’astrattismo. La frammentazione del cubismo analitico stava portando infatti le opere di Braque e Picasso verso i caratteri dell’astrattismo e per evitare ciò vennero fatte due scelte tecniche e stilistiche. In primo luogo, per dar maggior realtà ai loro quadri, troviamo elementi quotidiani come lettere dell’alfabeto e numeri e oggetti concreti incollati sul quadro (tecnica del collage). Usando questi materiali fisici hanno cercato di rientrare nel mondo del reale, del quotidiano, per evitare di finire nel pieno astrattismo. In secondo luogo troviamo un ritorno al colore e immagini più comprensibili. L’artista in questa fase, mentre studia l’oggetto da rappresentare, lo analizza in ogni sua parte come prima, ma ora non propone tutto ciò che ha visto e sentito durante l’analisi, ma rappresenta su tela solo gli elementi che sono rimasti più impressi nella mente dell’artista. Si effettua così non una rappresentazione della realtà, ma una sintesi razionale degli elementi più significativi.
L’ultima fase, il cubismo orfico, sembra quasi un anello di giunzione tra diversi movimenti pittorici di quel periodo. Le caratteristiche principali sono l’utilizzo del colore all’estremo, rendendolo quasi protagonista del quadro stesso, e una rappresentazione di un oggetto che molto spesso non faceva nemmeno parte della realtà, ma poteva nascere da un sogno. A causa di queste sue caratteristiche, questa fase si avvicinò molto all’astrattismo.
Il termine venne coniato da Guillaume Apollinaire per definire il gruppo di artisti raggruppati attorno la rivista Section d’Or e venne usato anche dai critici per definire proprio questi artisti che nell’arco di circa cinque anni seppero creare un ponte tra il cubismo analitico, il nascente futurismo e l’astrattismo,  esaltando la scomposizione dello spazio ma anche il dinamismo, la separazione dal dato reale me anche l’esaltazione del colore.

“Ci sono pittori che trasformano il sole in una macchia gialla, ma ci sono altri che con l’aiuto della loro arte e della loro intelligenza, trasformano una macchia gialla nel sole.” (Pablo Picasso)

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Sfondi ufficiali di iOS 11

Nella giornata di ieri è apparsa in rete la versione finale di iOS 11 per sviluppatori, la “Golden Master”, nella quale, oltre ad una serie di novità e dettagli riguardanti i prossimi dispositivi Apple che verranno presentati il 12 settembre, troviamo anche ben 19 nuovi sfondi che varranno integrati nel prossimo sistema operativo.

Android Wear 2.0 & LG Watch Urbane

LG ha iniziato ufficialmente il rollout di Android Wear 2.0 su LG Watch Urbane ad aprile 2017. LG Watch Urbane ha un design molto curato, ed è uno dei primi smartwatch che più si avvicina alle linee di un orologio tradizionale. Questo aggiornamento porta notevoli miglioramenti sia a livello delle funzionalità che per durata della batteria, riuscendo a garantire due giorni di autonomia con un uso normale.

  • Fitness
    La killer app di questo smartwatch penso sia proprio Google Fit, l’applicazione più completa per monitorare praticamente tutte le attività fisiche.
    Non avendo una certificazione IP68 lo smartwatch non può essere immerso in acqua, sebbene possa resistere a schizzi d’acqua o sudore, e non può quindi monitorare l’attività in piscina o al mare. A sopperire tale “mancanza” è la presenza di alcune attività che ben pochi altri smartwatch monitorano: l’attività in palestra. A partire da Android Wear 2.0 è infatti possibile monitorare allenamenti Strength, per il sollevamento di manubri, allenamenti specifici per flessioni, addominali e squat, oltre ai classici workout per camminata, corsa e bicicletta.
    L’app riesce a riconoscere in modo accurato le ripetizioni, le serie e le pause, e nel caso dovesse esserci una leggera discrepanza è possibile correggere il valore a fine allenamento, dove verra mostrato anche l’andamento settimanale e il valore minimo di ripetizioni.
    Ogni 30 giorni, o meglio, ogni 30 allenamenti di ogni tipo, verra richiesto di inserire un livello di prestazione (principiante, medio, avanzato) che imposterà una soglia minima di ripetizioni del dato allenamento. Durante l’allenamento è comunque possibile continuare a ricevere ogni tipo di notifica, ma non sarà possibile ne leggere la notifica ne rispondere ad essa, a mio punto di vista ottimo per evitare distrazioni.
    E’ possibile vedere un riepilogo dell’allenamento nell’applicazione Google Fit direttamente dall’orologio, in cui è presente una panoramica giornaliera delle calorie, dei passi fatti, del tempo dedicato allo sport e dei battiti cardiaci.
    L’unico difetto, causato dal fatto che ho collegato il mio LG Watch Urbane ad un iPhone, è l’impossibilità di caricare i miei dati sul mio telefono o di poterli comunque rivedere dall’app Google Fit da tablet Android. Sebbene questa mancanza ormai questo smartwatch è diventato necessario per ogni mio allenamento, con anche la possibilità di controllare la musica e le notifiche tra una serie e l’altra.
  • Design e specifiche
    LG G Watch Urbane è molto piacevole da indossare e con i suoi 64 grammi sembra quasi di non averlo addosso. Il cinturino è di buona fattura, in pelle, con passo di 22mm, ma dopo qualche giorno ho preferito acquistarne uno in silicone essendo più in linea con la mia idea di smartwatch. Possiede una certificazione IP67 (ovvero International Protection indica e classifica il grado di protezione contro l’intrusione di sabbia o polvere e l’accesso di liquidi. Per le particelle solide la prima cifra va da un minimo di 0, nessuna protezione, a 6, cioè totalmente protetto; per l’accesso di liquidi la seconda cifra va da un minimo di 0 ad un massimo di 9, cioè protetto da immersione permanente in acqua). Grazie a tale certificazione ha la possibilità di resistere in acqua per 30 minuti fino a 1 metro di profondità, anche se il display tende spesso ad “impazzire”, ed è dunque necessario attivare la modalità cinema per spegnere lo schermo.
    Le watchface sono davvero belle, ma soprattutto utili, in quanto sono presenti le nuove complications che mostrano informazioni come agenda, meteo, batteria, passi fatti e tanto altro. Con l’introduzione del nuovo Play Store inoltre è possibile scaricarne di nuove direttamente dall’orologio senza passare tramite uno smartphone Android. Oltre alle applicazioni troviamo anche molte app, tra cui Telegram che, grazie ad una connessione Wifi, funziona davvero bene. Grazie a questo aggiornamento sono presenti più modi per rispondere ad una notifica: dettatura vocale, disegnare emoticon e scrivere sulla tastiera.
    L’ultimo di questi modi fa spesso sorridere perché molte persone mi chiedono come faccia a rispondere ad un messaggio dall’orologio, ma sarà per l’ottimizzazione del word flow o per i suggerimenti intelligenti, che scrivere su questo orologio è davvero facile e veloce.
    Non lo dico per dire: non sbaglio una sola parola!
  • Hardware
    >Dimensioni: 45.5 x 52.2 x 10.9
    >Peso: 64 g
    >SoC: Qualcomm Snapdragon 400 APQ8026
    >Processore: ARM Cortex-A7, 1200 MHz, Numero di core: 4
    >Processore grafico: Qualcomm Adreno 305
    >Memoria RAM: 512 MB
    >Memoria interna: 4 GB
    >Display: 1.3 pollici, P-OLED, 320 x 320 pixel
    >Batteria: 410 mAh
    >Sistema operativo: Android Wear
    >USB: 2.0, Micro USB
    >Bluetooth: 4.0
    >Wi-fi
    >Sensore Battito
  • Conclusioni
    LG Watch Urbane è sicuramente un’ottimo smartwatch con una batteria che riesce a garantire due giorni di autonomia e oggi è possibile trovarlo sia online che nei negozi ad un prezzo abbastanza buono. L’app Google Fit penso che sia la killer application che caratterizza il nuovo sistema operativo, il quale è davvero cresciuto molto rispetto le precedenti versioni, portando novità come la tastiera e il Play Store direttamente sull’orologio.